Big Data..beyond the real life limits

ENG/ No one sees them, no one perceives them. None. People lives surrounded by invisible elements, at least apparently, but nobody believes them. Immersed in a normality that lasts 24 hours, people produce without their knowledge, billions of information, data, numbers and live believing that a ticket, a bip with the card or the contactless smartphone, a full tank or a swipe at the cocktail bar on Friday evening leave some traces of themselves. Instead, everything we do is analyzed by an algorithm, filmed by a camera, shared on the social network, transferred via the Internet with an email. All this huge amount of personal information is called BIG DATA which obviously stands for MORE DATA. The companies of this century live off these great quantities of information because with these, they make us money. Cash which year by year, generates billions in turnover, more employes and creates new control concepts.
The big computer of multinationals and not only, invest hundreds of millions of euros to develop systems and computers that can transform user information into real money, selling market analysis and helping their customers to improve the performance of their businesses. But this is not the only end. There are more opportunities at stake, which are throwing the throats at those who want to have control of the masses. We are not able to understand who they are, what they do and what they aspire to, but nothing prevents us from thinking how the elevation of this information can alter and guide certain decisions more and more precisely at global level. We are becoming slaves to a system that controls us in everything, with an intrusiveness so latent that no one can almost notice it. Let’s lose an identity, let’s have unique tastes, let’s differentiate ourselves from each other. We are in danger of following (or rather already following) ideologies that do not represent us, that do not belong to us, that we do not even know we share, yet the data is taking us where none of us thinks we are really going. Towards a future led by those who do not want us to lead and who, after all, the data, know very well how and where we will go.


ITA/ Nessuno li vede, li percepisce. Nessuno. La vita delle persone è circondata da elementi invisibili, almeno apparentemente, ma nessuno ci crede. Immersi in una normalità che dura 24 ore, le persone producono a loro insaputa, miliardi di informazioni, dati, numeri e vivono credendo che uno scontrino, una bippata con la carta o lo smartphone contactless, un pieno di benzina o una strisciata al cocktail bar del venerdì sera lasci qualche traccia di se stessi. Invece no, tutto ciò che facciamo viene analizzato da un algoritmo, ripreso da una telecamera, condiviso sul social network, traferito via internet con una mail. Tutta questa enorme mole di informazioni personali si chiamano BIG DATA (dall’inglese GRANDI DATI) che ovviamente sta per TANTI DATI. Le aziende del secolo attuale vivono di queste grandi quantità di informazioni perchè con queste, ci fanno i soldi. Denaro sonante che anno su anno ingrossano fatturati miliardari, impiegano sempre più persone e creano nuovi concetti di controllo.
Le grandi multinazionali informatiche e non solo, investono centinaia di milioni di euro per potenziare sistemi e calcolatori in grado di trasformare le informazioni degli utenti in soldi veri, vendendo analisi di mercato e aiutando i loro clienti a migliorare le performance dei propri business. Ma tutto questo non è l’unico fine. Ci sono in gioco opportunità maggiori, che fanno gola a chi invece vuole avere il controllo delle masse. Non siamo in grado di capire chi siano, cosa facciano e a cosa ambiscono, ma nulla ci vieta di pensare come l’eleaborazione di queste informazioni, possano alterare e guidare in maniera sempre più precisa certe decisioni a livello globale. Stiamo diventando schiavi di un sistema che ci controlla in tutto e per tutto, con un’invadenza così latente che nessuno può quasi accorgersene. RIschiamo di perdere un’identità, di avere dei gusti unici, di differenziarci gli uni dagli altri. Stiamo rischiando di seguire (anzi già lo facciamo) ideologie che non ci rappresentano, che non ci appartengono, che non sappiamo nemmeno di condividere, eppure i dati, ci stanno portando dove nessuno di noi pensa di andare realmente. Verso un futuro guidato da chi non vogliamo che ci guidi e che in fondo, i dati, sanno benissimo come e dove andremo.

Fabrizio Chiara