La moda se ne va e lo Stato fa fallire chi resta.

Triste realtà questa. Il paese con più cultura, creatività, quello che da poco ha introdotto la prima regolamentazione sul crowdfunding (che allo stato attuale è carta, solo quella), permette di cedere asset e aziende che ci hanno resi celebri ed importanti nel mondo e fa fallire imprese che vantano crediti da capogiro. Non è un film purtroppo, è la vera storia del paese Italia. L’ultima ruota del carro del G8, continua a perdere pezzi importanti della sua storia industriale e manifatturiera, che genera (forse ancora per  poco), decine di miliardi di euro. I governanti da oltre quarant’anni pensano a bruciare soldi del popolo (si pensi solo che dall’inizio della Repubblica, nessuno fino ad ora, ha mai verificato davvero quanti siano stati i denari spesi dalla macchina governativa, compresi i rimborsi dati ai partiti). Una voragine quasi infinita, che sta dando la possibilità alle grosse potenze attuali come Cina, Arabia e altri, di fare shopping a 360° sul nostro territorio. In molti dicono, effetto della globalizzazione, in pochi urlano che tutto ciò sta portando ad un impoverimento sul territorio, di mano d’opera, maestranze e quindi creazione di valore. In un periodo in cui il “made in Italy” vale quasi quanto la carta straccia, la classe politica italiana lavora disorganizzata, senza tenere conto di quello che accade sul proprio territorio. Ma è colpa della crisi mondiale e della gente che lavora troppo poco qualcuno sussurra dal suo posticino. E’ ora di smetterla, di farsi raccontare favolette come quella dei 40 miliardi che il governo ha promesso, per pagare la prima tranche di debiti con chi ha lavorato e rispettato i tempi. Siamo a luglio e questi dovrebbero arrivare entro la fine dell’anno in corso. Manca la copertura per togliere IMU e aumento dell’1 percento dell’IVA, che presto torneranno d’attualità e si sommeranno ad una marea di promesse “impromettibili” fatte ad un popolo che non ce la fa più.

emilio mossuto

La storia di Emilio Missuto, deve smuovere gli animi, e provocare una rivoluzione dentro ogni singolo italiano, che deve sentirsi ferito e indignato di questa situazione. Non sono pessimista, ma solo realista. Io in primis ho provato rabbia e sdegno dopo aver letto della sua situazione. La sua azienda non sta scappando all’estero, portandosi via posti di lavoro e valore aggiunto, eppure dopo 90 giorni di “dieta volontaria” ha abbandonato la sfida con lo Stato. La sua impresa, creata con tanto sudore e tanto lavoro sta per essere spazzata via da uno tsunami di 37.000 euro di tasse non pagate, ma non perchè non vuole, ma perché son finiti. I soldi lui non li ha proprio più, mentre il suo cliente principale, l’amministrazione pubblica, gli deve 1.000.000 di euro. Non sono giorni che li aspetta Emilio quei soldi, sono mesi e su quelli ha pagato anche le tasse perché le fatture le ha emesse. Questo è il mio 100esimo post su un blog, che dovrebbe parlare di positivismo, colore, crescita ed invece usa il nero, per dare peso al fatto che forse, è davvvero giunto il momento di dire BASTA.

Fabrizio Chiara

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